Le Luminarie accese al Palazzo della Cultura

L’auditorium del Palacultura (stra)pieno. Tanta gente (mamme, docenti, rappresentantii delle associazioni e delle parrocchie) per il convegno organizzato nell’ambito del progetto “Nel Solco della Tradizione”, in preparazione del Carnevale del prossimo 21 febbraio, che in Città vivrà il suo momento il 18 e il 19 febbraio. A parlare di “Orchi e Orchesse, Principi e Principesse“, ripercorrendo i significati di luce e dell’ombra – tema ormai caro alla città, dopo il magico exploit di Un Canto di Luce, (clicca qui per rivedere il concerto del 10 dicembre scorso) – tra le fiabe e i miti come strumento per la crescita responsabile e di un processo di iniziazione alla vita per i bambini e per i ragazzi, sono stati il prof. Antonio Sichera, Marcella Fragapane ( una delle coordinatrici del progetto) e Giovanni Salonia, direttore dell’Istituto Gestalt e psicoterapeuta. Assente invece, per problemi familiari, Filippo Cannata light designer ideatore delle Luminarie, che comunque per il Carnevale dovrebbe essere della partita.

Due ore intense, per ripercorrere storia, significati e implicazioni delle fiabe. Dove il racconto si snoda e si narra (oralmente, soprattutto) perché – come ha ricordato il prof. Sichera – il racconto è ciò che, più di tutte le altre attività umane, mantiene un legame strutturale-filosfico-congenito con la persona: noi siamo perché ci sono parole che ci raccontano. E allora se i miti (con un senso tragico) sono serviti a rendere comune, all’interno di un gruppo, il senso dei riti (l’insieme dei gesti con cui quel gruppo celebra se stesso in rapporto con un al di là superiore, vitale, intangibile e lontano); le fiabe (con il loro portato magico e il loro fine sempre lieto) assolvono invece al compito di formare i piccoli della tribù e iniziarli all’età adulta, per farli accedere così ai miti e ai riti.

Dunque la fiaba come linguaggio. La fiaba non si legge si racconta, insiste Marcella Fragapane, perché attraverso il racconto la fiaba mantiene un potere taumaturgico, rende il dialogo potente ed efficace e impone l’universalità di un linguaggio che diventa simbolo di un racconto che narra le peripezie dei bambini di fronte alle difficoltà della vita. Sono i travagli dell’anima che vanno trasmessi ai bambini per loro conoscenza e crescita: i boschi (il buio, le ombre, gli animali) che vi si incontrano non ad altro servono che a ricostruire la strada che il bimbo dovrà compiere per diventare adulto. La fiaba diventa così il cibo per il nostro animo: “Infatti ognuno di noi nasce bambino. Cioè non imparato. E per imparare ci sono le fiabe, il racconto: con quell’aurea di magia, con quegli interventi fantastici, che dotano i protagonisti della fiaba degli strumenti necessari per superare ostacoli, selve, i cattivi e raggiungere la metà del benessere”.

Ma a ben pensarci è sempre la vita che si esprime con un racconto. Giovanni Salonia non ha dubbi. Anche il movimento dei Forconi, oggi di attualità, avrà di che raccontare in futuro ai figli di chi partecipa alla protesta. In quel racconto c’è un pezzo di vita trascorsa in un particolare contesto. Perché il racconto è legato fortissimamente alla vita della persona. E, ancora di più, lo sono le fiabe: che intrigano perché parlano di noi con un inizio, con un attraversamento e una fine che dà il senso del tempo. Come l’apprendimento di un’esperienza che ci racconta il brutto e il bello, il cattivo e il buono e costruisce il filo che lega il bambino a tutte le cose.

Ora, su queste riflessioni, dovrà maturare nelle scuole, nelle associazioni e nelle parrocchie il progetto della festa del Carnevale, appuntamento di grande fascino e tradizione, molto sentito in città e dai bimbi: Nel Solco della Tradizione, coordinato dalla prof.ssa Concetta Spadaro, attenderà le proposte ciascun istituto e di ciascuna agenzia educativa su quello si intende fare (un canto, un mimo, una rappresentazione teatrale), nel contesto di un’ambientazione fiabesca che tenga conto della presenza di un bosco (e per questo non si può prescindere dalla creatività, dal lavoro , dalla buona volontà degli studenti e dei docenti del Liceo Artistico Tommaso Campailla, già grandi protagonisti delle Luminarie) che si estenderà lungo il Corso Umberto I.

La fase di preparazione del Carnevale vivrà altri momenti organizzativi e il convegno di ieri ha aperto il cantiere sul quale bisognerà lavorare alacremente. Il Sindaco, Antonello Buscema e l’assessore alla Cultura, Annamaria Sammito, presenti al convegno, hanno dichiarato la loro soddisfazione per la larga presenza di docenti, dirigenti scolastici, responsabili di associazioni e parrocchie perché anche questo evento – che, messo in programma dopo il Natale delle Luminarie, contribuisce a fare di Modica luogo privilegiato dell’infanzia e capitale dei bambini – parte dal basso e viene costruito dal basso assecondando vocazioni ed esperienze sul tema scelto per il prossimo Carnevale.

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