Nei suoi occhi che cantavano le ballate del viaggio, della sbronza e della solitudine, c’era l’immensità del Duomo di San Pietro. In quelli del pubblico c’erano, oltre le sue spalle, le minute case di Cartellone, “una delle più importanti giuderie che siano mai esistite”.

È stato quasi un inchino alla storia quello di Moni Ovadia, per la seconda serata di Contaminazioni, il festival di Modica Miete Culture. Uun omaggio all’animo “radioso e nobile” di una Sicilia che ebbe il coraggio dell’affronto all’Inquisizione spagnola, per risparmiare gli ebrei dall’espulsione. “Pensate” ha raccontato “esiste persino una lingua giudaico siciliana: tempo fa mi hanno regalato un libro e sforzandomi di leggerlo ho riconosciuto le parole della Pentecoste. Un giorno ci farò uno spettacolo… e spero di debuttare a Modica!”.

Ma Oltre i confini. Ebrei e zingari, non è uno spettacolo di taglio storico, né semplicemente una narrazione sociale. È quasi una predicazione, che Moni Ovadia rivolge al tempo presente.
Una predicazione che ha come testimone la musica, “segno” culturale di ogni popolo.Lui stesso quasi scompare dietro il cymbalon di Marian Serban, incontenibile musicista rumeno (come altri due, dei cinque accompagnatori della sua piccola orchestra). E il suo messaggio è affidato agli struggenti ritornelli delle canzoni yiddish e alla vivacità di quelle rom, di quelle russe, di quelle greche.

Cosa dicono queste note, così euforiche eppure così malinconiche? Che due popoli, quello ebreo e quello rom, accomunati dalla condizione d’essere esiliati e senza terra, hanno dimostrato di saper essere ugualmente popoli, vivendo a cavallo dei confini: sconfinando, ma anche reinterpretando i confini.
E che la loro musica – e dunque loro stessi – ha contagiato altri popoli: li ha contaminati: “Lo straniero” dice Moni Ovadia, richiamandoci ad una responsabilità attuale e urgente  ”ci porta la benedizione dell’intimità più profonda con la nostra cultura, con noi stessi”.

Testo e foto sono di Concetta Bonini

Due brevi video della serata di Moni Ovadia.
Il primo > intro:

Il secondo > ballata rom:

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