Rinite: cos’è e cosa fare

La Rinite (ovvero, la condizione di infiammazione della mucosa nasale), così come la rinofaringite (cioè, la condizione di infiammazione della mucosa nasale e della mucosa faringea) sono generalmente situazioni benigne, autolimitate e il più delle volte di origine virale. Tuttavia, possono essere un segno precoce di un’altra infezione (ad esempio morbillo o influenza) e possono essere complicato dalla presenza di un batterio che può favorire una infezione più nociva (si pensi, ad esempio, alle situazioni in cui insorge una otite media o una sinusite).

Generalmente le caratteristiche cliniche della rinite o della rinofaringite sono piuttosto tipiche, e rappresentate da uno scarico nasale o, di contro, da ostruzione, che può essere accompagnata da mal di gola, febbre, tosse, lacrimazione, e diarrea nei neonati. La secrezione nasale purulenta non è indicativa di un’infezione batterica secondaria. Proprio per poter evitare che tali condizioni possano essere sottovalutate, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni, è opportuno controllare regolarmente le membrane timpaniche per cercare un’otite associata.

Detto ciò, la rinite e la rinofaringite, se sono lievi, generalmente hanno un decorso relativamente rapido e non richiedono alcun trattamento particolarmente invasivo o specifico. Ci sono tuttavia altri casi – e il tuo medico sarà certamente in grado di comprendere se questa  è la tua ipotesi di maggiore interesse – in cui sarà opportuno procedere con un trattamento più deciso.

Si tenga conto che l’antibioterapia non è raccomandata, perché non favorisce il recupero né previene le complicazioni. Il trattamento è poi essenzialmente sintomatico, ed è finalizzato alla possibilità di liberare il  naso dalle ostruzioni, e dal contenere i fastidi determinati dalla  presenza di eventuale febbre e mal di gola, mediante la somministrazione di paracetamolo per via orale per 2 o 3 giorni.

Se al termine di questo processo terapeutico i problemi dovessero persistere, consigliamo ovviamente di ricorrere alla consulenza del proprio medico di riferimento per poterne sapere di più ed effettuare eventuali accertamenti.

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